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Digital Workspace

Nella nuova era del lavoro ibrido, il monitoraggio dei dipendenti è inevitabile o insostenibile?

a cura di Jason Conyard, CIO, VMware

Iniziamo a vedere la luce alla fine del tunnel rispetto agli avvenimenti degli ultimi due anni e, parallelamente a questo, i leader aziendali stanno affrontando un futuro ridefinito dall’evoluzione del lavoro ibrido. Sostenuta sia dalla necessità sia dall’innovazione degli strumenti che rendono possibile una strategia digital-first, l’opportunità di avere maggiore flessibilità ed equilibrio si sta dimostrando popolare tra i dipendenti: il 79% afferma che le tecnologie che favoriscono il lavoro da remoto hanno permesso loro di lavorare in modo più efficiente che mai.

La questione che i leader aziendali devono affrontare oggi consiste nel capire come garantire la produttività dei dipendenti in qualunque posto decidano di lavorare.

La soluzione non è semplice. Per questo, ho parlato con diversi esperti del settore discutendo del monitoraggio delle prestazioni dei dipendenti per conoscere la loro prospettiva. Ringrazio quindi Carissa Véliz, autrice di Privacy Is Power, libro dell’anno secondo l’Economist, e Douglas Bamford, ricercatore e tutor di filosofia ed economia politica presso l’Università di Oxford. Ho chiesto loro, considerando il nuovo mondo caratterizzato dal lavoro ibrido, quale approccio misuri in modo più accurato la produttività: gli strumenti software che controllano le prestazioni individuali oppure le metriche dei risultati e delle prestazioni, una comunicazione aperta e il coinvolgimento? Guarda il video della mia discussione con Carissa qui:

 

Le sfumature del monitoraggio

Aver discusso con entrambi gli esperti mi ha portato interessanti risposte, con argomentazioni che consideravano, da un lato, i benefici della massimizzazione della produttività, per assicurarsi che i dipendenti sentano di avere la libertà e l’indipendenza di lavorare nel modo che preferiscono. Douglas ha fatto notare che il monitoraggio potrebbe essere usato anche dai dipendenti stessi per controllare la propria produttività e per “dar loro la possibilità di dimostrare le proprie capacità e migliorare i propri standard”. Tuttavia, sebbene i dipendenti non siano del tutto contro il monitoraggio (il 59% è consapevole del fatto che la propria azienda ha dovuto sviluppare nuovi metodi per monitorare la produttività come parte del passaggio al lavoro ibrido), secondo Carissa “c’è un ampio spettro di possibili modalità di monitoraggio, dai semplici risultati al controllo di ogni dettaglio in ogni istante”. Laddove venga svolto un monitoraggio, i dipendenti devono sentirsi a proprio agio e avere piena trasparenza riguardo i dati analizzati.

Evitare dipendenti insoddisfatti

Il 41% delle aziende che stanno implementando il monitoraggio dei dispositivi ha notato un “aumento” o un “notevole aumento” del turnover del personale. Secondo Carissa, ciò avviene perché un maggiore monitoraggio sul posto di lavoro porta a un’ingerenza nel lavoro stesso, che a sua volta può causare insoddisfazione nei dipendenti.

Sebbene non sia contrario all’utilizzo di strumenti di monitoraggio, Douglas riconosce la necessità di utilizzarli a sostegno di dipendenti; in caso contrario, i datori di lavoro rischierebbero di perdere talenti. “I datori di lavoro che vorrebbero utilizzare i software di monitoraggio con modalità non gradite ai dipendenti probabilmente mettono già in atto pratiche scorrette, e quando il mercato del lavoro diventa più competitivo, i dipendenti sono propensi a passare a datori di lavoro con spirito più collaborativo”.

L’importanza di un quadro trasparente

I datori di lavoro dovrebbero impegnarsi a migliorare e promuovere non soltanto la produttività giornaliera, ma anche i momenti di creatività. È la creatività, infatti, che porta cambiamenti effettivi per un’azienda e i suoi clienti. “Raggiungiamo l’apice della creatività quando abbiamo la possibilità di provare, di sbagliare e di sentirci vulnerabili”, sostiene Carissa, “ma come possiamo farlo mentre qualcuno ci sta guardando?”

Per contrastare ciò, Douglas ritiene che la trasparenza sia fondamentale: “gli strumenti non hanno lo scopo di coglierli in fallo, ma di aiutarli”. Attualmente, quasi un quarto dei dipendenti non sa neanche se la propria azienda abbia implementato sistemi di monitoraggio sui loro dispositivi per controllare la produttività. Dal mio punto di vista, a prescindere dalle loro motivazioni, i datori di lavoro dovrebbero stabilire un quadro documentato trasparente e fornire chiarezza riguardo i processi utilizzati per cambiare tali politiche, incluso un preavviso delle modifiche ai dipendenti.

Comprendere il rischio interno

Sono sempre maggiori le restrizioni relative alla protezione dei dati. Carissa ritiene che raccogliere dati dalle pratiche di sorveglianza possa essere pericoloso: “ogni dato ottenuto rappresenta una potenziale denuncia”. Invece di considerare sempre i rischi da un punto di vista economico e competitivo, Carissa ritiene che i datori di lavoro debbano valutare il modo in cui si stanno potenzialmente mettendo a rischio raccogliendo dati personali non necessari che faranno fatica a proteggere.

Instaurare un clima di fiducia

La possibilità di lavorare ovunque dovrebbe incoraggiare i dipendenti a essere produttivi in qualsiasi luogo e in qualsiasi modo decidano di lavorare. I manager devono avere conversazioni aperte con i propri team riguardo la misurazione delle prestazioni, le aspettative, i risultati finali e i KPI (Key Performance Indicator) concordati. Sono molteplici i modi in cui è possibile raggiungere tale scopo, ma tutte le forme di monitoraggio e misurazione devono essere svolte in maniera specifica a seconda dei ruoli e in modo trasparente con i dipendenti coinvolti nel processo. I datori di lavoro devono instaurare un clima di fiducia piuttosto che spingere i talenti a lasciare l’azienda a causa di una sorveglianza invadente.

In conclusione, qual è il metodo più adeguato: la sorveglianza delle prestazioni individuali oppure le metriche dei risultati e delle prestazioni, una comunicazione aperta e il coinvolgimento? Gli approfondimenti di Carissa e Douglas incoraggiano la trasparenza, la fiducia e la responsabilizzazione piuttosto che misure di sorveglianza subdole e nascoste. Una strategia digitale per un lavoro da remoto di successo dovrebbe essere radicata nella flessibilità e nella possibilità di scelta, per consentire ai dipendenti di essere connessi, collaborativi e produttivi.

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