Multi-Cloud

Può l’Europa raggiungere la sovranità digitale? E qual è il ruolo di GAIA-X nell’Europa digitale e non solo?

Di Joe Baguley, VP e CTO VMware EMEA

Non è un segreto che, negli ultimi 18 mesi, il panorama digitale in Europa abbia fatto progressi che hanno superato di gran lunga le aspettative. La crescita esponenziale non ha riguardato solo il volume di dati creati, ma anche il volume di dati distribuiti, ormai incessantemente condivisi tra dispositivi, utenze private, organizzazioni e pubbliche amministrazioni, superando anche i confini nazionali.

All’aumento della domanda corrisponde ora una crescente esigenza di funzionalità e sovranità digitale tra i diversi Paesi. I governi nazionali vogliono avere la certezza che i dati raccolti dai cittadini siano sotto il loro controllo, mentre le organizzazioni temono che una potenziale perdita di queste preziose informazioni possa danneggiare il loro brand in modo irreparabile. Tutto questo sta alimentando il concetto di fiducia nella sovranità digitale, ovvero l’idea che pubbliche amministrazioni, organizzazioni e singoli individui mantengano il pieno controllo dei dati in loro possesso.

Il tema della sovranità digitale è stato analizzato in una tavola rotonda virtuale organizzata da VMware alla quale hanno partecipato Francesco Bonfiglio, CEO di GAIA-X, Sylvain Rouri, Chief Sales Officer di OVHcloud, e Pauline Flament, Chief Technology Officer di Michelin.

Mantenere il controllo

Abbiamo iniziato domandandoci cosa stia effettivamente cambiando in questo mondo basato sui dati. “Concettualmente, i dati sono diventati come il cibo. Dopo la Seconda guerra mondiale, la gente aveva fame e badava più alla quantità che alla qualità degli alimenti. Poi lentamente, con il passare del tempo, ci siamo accorti che questo approccio stava creando nuove problematiche. Oggi vogliamo sapere la provenienza del cibo e come è arrivato sulle nostre tavole, perché sappiamo che le nostre scelte hanno un impatto diretto sulle nostre vite e sul mondo che ci circonda. Analogamente, quando parliamo di tecnologie e di dati, vogliamo più trasparenza per riappropriarci del controllo personale”, spiega Rouri.

Quasi tutte le organizzazioni vogliono essere globali, ma adesso devono trovare un delicato equilibrio tra rispetto delle normative transfrontaliere e capacità di operare in modo efficace come un’azienda internazionale che deve scambiare e archiviare dati in più luoghi.

Questo concetto era decisamente più semplice 20 anni fa, quando le aziende archiviavano i dati di clienti e dipendenti internamente. Adesso, invece, sono tutti d’accordo nel ritenere che “il cloud è il motore che alimenta la digitalizzazione del mondo digitale“.  E in un mondo realmente multi-cloud, i dati gestiti dalle organizzazioni sono effettivamente disseminati in tutto il pianeta, creando problemi legati alla loro ubicazione effettiva, alla loro proprietà e alla capacità di accedervi e di modificarli.Per le aziende che si trovano in Europa, ad esempio, archiviare dati nel cloud ha di solito significato l’utilizzo di un hyperscaler, spesso ubicato negli USA, vincolato al rispetto di normative nazionali specifiche.

Adesso, però, cittadini, aziende e pubbliche amministrazioni vogliono sapere dove risiedono i loro dati. Come spiega Flament: “Dai reparti di ricerca e sviluppo – che hanno bisogno della sovranità digitale e dei dati per proteggere l’innovazione – fino alle Risorse Umane – che hanno la necessità di proteggere i dati dei dipendenti ovunque siano archiviati -, è vitale per tutta l’organizzazione che i nostri dati possano essere localizzati, protetti e utilizzati all’interno di un framework sicuro”. Bonfiglio conferma e spiega che è essenziale “riprendere il controllo delle nostre tecnologie digitali“.

C’è accordo sulla responsabilità?

Gli aspetti qui analizzati sono alla base dell’iniziativa Sovereign Cloud di VMwarepresentata quest’anno al VMworld e il cui obiettivo è riconoscere alle aziende libertà e controllo in un mondo multi-cloud. Questo permetterebbe loro di utilizzare cloud service provider nazionali affidabili che soddisfino i requisiti specifici delle diverse aree geografiche circa sovranità dei dati e controllo giurisdizionale.

Questo perché al mondo non ci sono solo tre o quattro hyperscaler, ma più di 4.500 cloud provider che offrono servizi specifici per l’eterogeneo multi-mondo in cui viviamo e in cui tutti, in misura diversa, vogliono sapere dove e come i loro dati vengono utilizzati.

Non sorprende quindi che una delle conclusioni della discussione sulla sovranità del cloud sia l’importanza della fiducia.

Bonfiglio sostiene che “nessuno è disposto a passare al cloud senza una piattaforma affidabile” e Flament aggiunge che “le conseguenze dell’esposizione dei dati a soggetti non autorizzati non vanno sottostimate“. Del resto, se i nostri dati non sono al sicuro, non lo sarà neppure la nostra reputazione.

Un’opportunità per tutti

Se in passato questa discussione avrebbe riguardato esclusivamente i “cervelloni dell’IT”, oggi la conversazione sulla sovranità digitale si è spinta molto oltre. “Si tratta del futuro della data economy. Interessa tutti, e i cittadini devono essere sempre più informati dell’importanza dei loro dati e su chi vi può accedere”, spiega Bonfiglio.

Partecipa a Gaia-X, un progetto sviluppato da esponenti del mondo aziendale, della politica e della scienza di tutta Europa e del mondo, per contribuire in prima persona a creare un’infrastruttura per i dati federata e sicura. Gaia-X sta lavorando alla creazione di una visione per un ecosistema digitale sicuro, trasparente e aperto, dove dati e servizi sarannono offerti, raccolti e condivisi con la massima fiducia. 

Pur essendo un progetto pensato per l’Europa, Gaia-X va oltre i confini europei. Bonfiglio racconta di “partecipanti entusiasti provenienti da ogni parte del mondo dove le aziende cercano avidamente livelli comprovati di fiducia” e che “questo non è solo un problema europeo”.

Bonfiglio aggiunge poi che “Gaia-X mira a riprendere il controllo delle tecnologie digitali. Parliamo del futuro dell’economia mondiale, che sarà basata principalmente sui dati. Senza questo controllo, l’economia varrà sicuramente di meno”.

Qual è dunque il futuro della sovranità digitale? È evidente che il cloud è una realtà consolidata, ma è altrettanto evidente che il futuro dei dati non si svolgerà solo negli ambienti cloud, ma sarà altamente distribuito sull’edge per attraversare l’intera architettura e l’intera catena di progettazione. Questo richiede nuovi standard e nuovi modi di parlare di dati. Fino a poco tempo fa le persone non si fidavano del cloud, e avevano dei buoni motivi. Ecco perché abbiamo scelto di allinearci a iniziative come Gaia-X, che possono creare il framework per la trasparenza e l’interoperabilità e, in definitiva, creare il livello di fiducia di cui l’era digitale in cui viviamo ha bisogno.

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