Piccoli o grandi, tutti i partner possono essere ammessi nell’arena del Cloud?

Pubblicato il 06/07/2021 by vmwareitaly

Di Roberto Schiavone, Alliance & Channels Director di VMware Italia

Le organizzazioni mostrano oggi un grande bisogno di modernizzare i loro portafogli di applicazioni, ben consapevoli che questo sia l’unico modo per offrire a dipendenti e clienti le esperienze che si aspettano, raccogliendo i frutti della maggiore produttività e realizzando così remunerazione finanziaria.

In questo scenario, il cloud è diventato, de facto, il mezzo per modernizzare le applicazioni. Con diversi requisiti normativi in altrettanti mercati e Paesi, oggi la gestione del percorso verso il cloud è una questione abbastanza complicata dal momento che, ad esempio, di cloud non ne esiste solo uno, monolitico, e che non tutti i cloud pubblici funzionano armoniosamente insieme.

Il vero interesse delle aziende di oggi è quello di raggiungere gli obiettivi di business attraverso sviluppo e accesso rapidi alle applicazioni. Come possono quindi le aziende di oggi realizzare questa “esistenza multi-cloud” ed essere in grado di gestirne contemporaneamente la complessità?

La risposta deve essere in gran parte ricondotta proprio alle partnership. Alcune grandi aziende sono autonome e gestiscono al proprio interno team cloud. Molte altre, tuttavia, che non dispongono di specialisti del cloud e della conoscenza delle normative sui dati, si affidano ai partner per ottimizzarne l’implementazione e l’uso.

Questo rappresenta un ottimo esempio di come i partner siano in grado di assumersi responsabilità e carichi di lavoro, diventando una sorta di “CIO virtuale”, supportando l’organizzazione con le decisioni, la pianificazione e la strategia del cloud aziendale.

Tuttavia, si pone un’ulteriore domanda. In un mercato cloud sempre più globale, sostanzialmente dominato dagli hyperscaler del cloud pubblico, possono tutti i partner giocare nella stessa arena?

Risolvere la complessità

Nei prossimi tre anni, i responsabili IT si aspettano che il numero dei diversi ambienti cloud, privati, pubblici ed edge, che utilizzano quotidianamente per gestire, costruire ed eseguire applicazioni, aumenterà del 55% (passando dai 5,6 di oggi agli 8,3 del 2023)[1].  Più cloud, ovvero anche più complessità.

A questa stima fa esattamente eco ciò che afferma Marco Grassi, Data Center & Cloud operations Director di Var Group: “L’offerta tecnologica sta diventando sempre più articolata, con la conseguenza che i nostri clienti si ritrovano davanti a una differenziazione di scelte molto ampia. Per finalizzare quelle giuste, oggi più che mai c’è bisogno della consulenza e del supporto migliori”.

Quando la maggior parte delle organizzazioni guarda alle proprie infrastrutture IT realizza che la complessità nasce da anni di gestione dei servizi IT a supporto di un business in costante evoluzione. Pertanto, l’approccio IT personalizzato rispetto alle offerte out of the box è in gran parte inadatto. Lo stesso vale per il cloud. Nel corso del tempo ci siamo evoluti da investimenti in cloud gestiti “furtivamente” dalle BU e non dall’IT a funzioni di gestione del cloud centralizzate, tra cui sicurezza, economics e cloud management. Queste funzioni, così come le relative persone e competenze, sono difficili da trovare, formare e risultano essere particolarmente scarse. Con cloud multipli e hyperscale che operano in modo diverso, le funzioni sono state integrate da un numero sempre crescente di soluzioni di cloud management. Tuttavia, anche queste hanno i loro limiti.

Oggi, la maggior parte delle organizzazioni ha ottenuto un certo controllo sul cloud fornendo un catalogo di “servizi cloud approvati” a disposizione del proprio business, ponendo tuttavia paradossalmente e inavvertitamente un freno al potenziale offerto dal cloud. Da utenti, immaginiamo quanto deve essere frustrante sapere esattamente ciò di cui si ha bisogno, senza tuttavia poterlo realizzare perché l’IT non è in grado di supportarlo.

I partner e gli specialisti in soluzioni cloud sono diventati la spina dorsale per fornire i servizi che i clienti desiderano e di cui hanno bisogno, aiutandoli a gestire la complessità e realizzare il valore che questa tecnologia può portare.

Sono anche nella posizione migliore per supportarli a orientarsi tra le diverse normative in materia di sovranità dei dati, a gestire i costi aziendali e a selezionare i cloud – e l’insieme di questi – necessari per abilitare la modernizzazione delle app.

L’evoluzione del partner

I partner in grado di implementare il cloud nel modo più efficace possibile continuano a evolvere e, negli ultimi anni, hanno sviluppato strategie per collaborare con altri partner e integrare i loro portafogli a vantaggio dei clienti, una trasformazione messa in atto per rispondere a una chiara esigenza del mercato.

Questi specialisti di soluzioni condivise in partnership realizzano enormi vantaggi, mettendo a disposizione dei clienti una più ampia offerta: la possibilità di far girare i propri cloud su una piattaforma unificata con coerenza di gestione, la consulenza sulla scelta dei cloud ottimali per eseguire e spostare i carichi di lavoro, lo sviluppo del giusto percorso di migrazione dei set di dati a soluzioni SaaS o PaaS, e così via.

Molti partner cloud hanno anche raggiunto competenze eccellenti in specifiche aree come, ad esempio, il data management, i big data, l’Intelligenza Artificiale o in determinati settori verticali. Indipendentemente dalle loro dimensioni e dalla scalabilità, sono in grado di fornire alle organizzazioni un unico ambiente cloud operativo e di supporto che non otterrebbero dagli hyperscaler. Facciamo riferimento all’offerta di una consulenza specialistica, al supporto del servizio on-premises e del cloud pubblico, fino ad arrivare alle soluzioni e ai servizi on-top. Un enorme vantaggio agli occhi della maggior parte delle aziende.

Tuttavia, questo è anche il punto in cui, agli occhi del cliente, i mondi degli hyperscaler e dei partner si scontrano. I cloud hyperscale, da AWS ad Azure, rappresentano senza dubbio per i partner una risorsa significativa da aggiungere alla propria offerta cloud, e per i clienti un’opportunità da cogliere grazie alla scalabilità di offerte e automazione. È questa “scelta” che è diventata critica nel mix dei cloud.  Avere ovvero la libertà di scegliere un cloud, per esempio, che dispone dei controlli legislativi sui dati ed è conforme e in grado di comunicare dove viene eseguito il carico di lavoro, che può essere o meno un endpoint hyperscale.

Ma questo è anche il punto dolente in cui il cloud non gioca sempre bene la propria parte, ponendo continue sfide nella migrazione dei carichi di lavoro o nella reversibilità degli stessi, senza refactoring o re-platforming, ad esempio.

L’emergere di un’arena cloud universale in cui tutti possono giocare

Ecco perché crediamo fermamente che disporre di un’unica piattaforma cloud, in grado di eseguire i carichi di lavoro dentro e fuori qualsiasi cloud pubblico, senza richiedere alcun refactoring e con la stessa coerenza – di operazioni, sicurezza e gestione – sia il cuore di un’infrastruttura multi-cloud ideale, e il toolkit perfetto di un partner.

In poche parole, offre la scelta. Per i partner, offre la scelta di selezionare i cloud giusti per eseguire i carichi di lavoro di un’organizzazione; per il cliente la scelta del miglior cloud per il lavoro, senza il rischio di lock-in. Il percorso perfetto per costruire tutte le soluzioni e i servizi di valore, on-top.

Un’unica arena cloud veramente universale dove tutti i partner possono fare la loro parte e contribuire a realizzare il potenziale per i clienti. Come afferma Julie Sweet, CEO di Accenture: “Il cloud è il singolo strumento più potente per dominare il cambiamento”.

È in questa unione di esperienze e competenze – al momento giusto, con la giusta tecnologia – sostenuta da una piattaforma cloud, dove le vere partnership offrono ai clienti le maggiori ricompense.

Un partner per la vita, non solo per il cloud

Le organizzazioni oggi desiderano realizzare un time to market sempre più rapido per i nuovi prodotti, migliorare la produttività dei dipendenti e liberare le risorse per sviluppare nuove soluzioni, ma non possono fare tutto questo da sole. Hanno bisogno di un partner che possa fornire loro le applicazioni, su qualsiasi cloud, combinate con i servizi e la consulenza di qualità di cui hanno bisogno. 

Perché? Stefano Zingoni, Managing Partner e Marketing Manager di Ergon, risponde a questo affermando che “I partner possono aiutare le aziende a realizzare le nuove iniziative sul mercato più velocemente, offrendo i servizi di cui i clienti hanno bisogno, essendo spesso loro stessi i primi del settore a usufruirne e quindi a conoscerli nel profondo”. 

I partner che investono e hanno consapevolezza di come sfruttare una piattaforma cloud unificata per realizzare app e servizi hanno un netto vantaggio competitivo. Possono fornire alle imprese tutto ciò di cui hanno bisogno, mettendo i clienti nella condizione di focalizzarsi esclusivamente sui loro obiettivi di business.

Alcune organizzazioni potranno forse vedere il percorso verso la modernizzazione delle applicazioni attraverso il cloud come un campo minato, ma i partner saranno lì a garantire che non lo sia. Indipendentemente dalla localizzazione geografica o dalle dimensioni, solo condividendo una reale e concreta piattaforma cloud comune i partner possono oggi competere nella stessa arena.


[1] https://www.vmware.com/content/dam/digitalmarketing/vmware/en/pdf/partners/vmw-forrester-consulting-march-2020-improving-Customer-Experience-and-revenue-starts-with-the-app-portfolio%20(1).pdf


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